12 maggio

 2013

festa della mamma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fare la mamma Ŕ una roba difficile, per stomaci forti.

 Quando sei incinta, non sei pi¨ padrona del tuo corpo:

dentro di te tuo figlio pretende attenzioni, riposo, cibi sani, risate, serenitÓ…

e tu non sei tu, tu sei il tuo pancione, tu sei una pancia che cammina

 e che attrae gli sguardi di tutti, e le mani di tutti, e le considerazioni (stupide) di tutti:

lo sai che se la pancia Ŕ bassa Ŕ un maschio?

lo sai che se mangi le cipolle il bambino piange?

 lo sai che non dovresti guidare la macchina?

 Poi il bambino nasce e tu non sei nemmeno pi¨ la pancia che lo conteneva:

 adesso sei l’attrice non protagonista,

 quella che nemmeno appare sulle locandine,

quella di cui nessuno ricorda il nome.

 E cosý, anche se hai ancora il sedere grande come una portaerei,

entri in una stanza e diventi improvvisamente invisibile:

 nemmeno tua madre si ricorda di te,

 e finisci a far da tappezzeria in casa tua,

mentre amici e parenti ti strappano il neonato dalle braccia

e se lo rimpallano come un pallone da rugby.

 Per fortuna c’Ŕ sempre qualcuno che sa fare la mamma meglio di te:

 ma lo sai che lo vesti troppo o troppo poco?

ma lo sai che il tuo latte non Ŕ buono?

 ma lo sai che quando il bambino Ŕ stitico devi usare il gambo del prezzemolo?

 Ma una mamma lo sa. Una mamma sa tutto.

 Una mamma sa che il legame tra lei e il suo bambino Ŕ intenso e profondo e atavico.

E’ un legame che nasce da un odore, dal contatto di pelle, da un suono.

Un legame che nasce dai tessuti, dai pori, dalle cellule…

 PerchŔ una mamma Ŕ mamma tante volte:

quando appaiono le due lineette rosa sul test di gravidanza,

 quando partorisce, quando allatta,

quando cambia un pannolino, quando prepara il primo brodino,

 quando insegna a suo figlio a ridere, a camminare, a parlare, a correre…

 ad essere una persona.

 Una mamma rinasce durante ogni tappa di crescita del proprio bambino.

 E quando il neonato Ŕ diventato un bimbo grande,

una mamma rinasce di nuovo, perchŔ sa che suo figlio non le appartiene,

 e che adesso appartiene al mondo a cui lei lo ha consegnato.

(da internet)

 

 

 

 
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