12 marzo 2007

 

Bambino che non ho, figlio mai nato

Cercherò di spiegarti tutto ciò che ti ho evitato.

Il parto, innanzi tutto, ed il dolore

di saperti espulso dall’amore. La paura

di venire abbandonato, quei vagiti lunghi

come i fischi dei treni notturni nelle stazioni secondarie,

e il suono, il suono delle parole indecifrabili

che t’impongono la loro dizione. E i birignao intollerabili

con cui ti si rivolgono le persone.

La prima volta che la tua mamma uscirà la sera.

Il terrore che non tornerà più.

Ti ho evitato la vergogna di fartela sotto a scuola,

gli altri che ridono e che ti mettono alla gogna.

La fatica di sollevare la prima matita come un macigno,

e il ghigno dei grandi quando deformi le parole.

Ti ho evitato il freddo quando piove

la paura dei tuoni dei fantasmi delle streghe

e poi le prime beghe: quando un compagno ti dirà

“Tuo padre è un ubriaco” oppure

“Noi siamo molto più ricchi di voi”

e ti faranno vergognare della tua famiglia e del tuo nome,

Io ti ho evitato, piccolo, l’angoscia di un cognome

e delle ombre che comporta e poi,

diciottenne al primo amore,

la sconfitta di attendere ore dietro una porta

lei che non ti vuole. E l’assillo del primo impiego,

l’offesa di tutte le file burocratiche,

i soprusi di chi ti comanda e l’arroganza dei potenti.

Io ti ho evitato tutte le litigate, le sgridate

il dolore di quando moriranno tuo padre e tua madre,

la solitudine del deserto, quella provocata dall’invidia,

dal tradimento, quella solitudine

che ti farà percorrere tutte le periferie dell’anima.

E poi, da vecchio, lo sgomento

per aver tanto vissuto e sofferto e gridato e amato,

inutilmente, in cambio di niente, inascoltato.

L’elenco potrebbe continuare, ma è un’impresa inutile

Come catalogare le gocce del mare. Inutile,

perché il dolore più grande, tuo padre non te l’ha evitato.

Il dolore di non essere nato.

 Jack Folla

                                                                                                

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