Lunedì 23 agosto

2004

 

 

 

 

Due alghe crescevano poco discoste l'una dall'altra su un fondale marino
di grande bellezza, godendo di una calma particolare, poiché la loro dimora,
piuttosto profonda, non risentiva dei movimenti del mare.
Questa situazione, però, impediva loro di riprodursi.
Ma mentre una non se ne dispiaceva affatto, l'altra ne era addolorata.

A lenirne il dolore c'era in lei una curiosità senza pari su quale fosse l'origine

di quel susseguirsi di luci ed ombre che ogni tanto, là in alto,
 interrompeva la pacata foschia del fondale.
"Io credo che il nostro cielo", diceva allora alla compagna,
"si difenda da qualche pericolo. Come mi piacerebbe assistere alla sua lotta...".
"Lascia che il nostro cielo si difenda da solo", le rispondeva l'amica,
"che cosa abbiamo a che fare con lui?"
"E se i suoi fossero messaggi diretti proprio a noi?", insisteva l'alga curiosa.
"Ce ne mandi di più chiari! .
E poi, io non mi muoverei di qui per nessuna ragione al mondo..".
  "Forse, salendo sin lassù", insisteva la prima,        
"Potremmo, anche se non so come,   riprodurci.
                              Non ti piacerebbe avere una prole?".                                                                                          
"Io sto benissimo da sola! E se il mare vuole altre alghe, se la veda lui!"
Ma l'alga curiosa soffriva.
Se tutte le creature del fondale, pensava, si davano un gran da fare
affinché la loro specie non si estinguesse,
perché mai proprio lei doveva farsi cullare dall'acqua
 senza compiere il minimo sforzo?
Così, in un momento in cui le luci e le ombre si rincorrevano veloci sopra di lei,
ebbe il coraggio di sradicarsi da sé e salì poco per volta in superficie.
La sorpresa fu grande.
Sopra quel cielo che pensava fosse l'unico cielo, ce n'era un altro, azzurro,
immobile e di un'altezza infinita.
Di li proveniva quella straordinaria luce che dava vita alla superficie del mare.
E le ombre? Erano frange di cavalloni, pieghe d'acqua agitate e frementi.
Una di queste afferrò l'alga vagabonda e la lacerò in mille frammenti.
Ma l'alga non se ne dispiacque.
Le spore delle sue membra disperse si sarebbero riprodotte qua e là
e avrebbero narrato la sua storia:
la storia di una creatura che aveva trovato la fertilità
cercando di penetrare il mistero del suo cielo.

                                                                                                                  - P.Gribaudi -

 

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