5 marzo 2007

Molli, io ti voglio libera. 
Se mi odi o se vuoi rifiutarmi, lo capirò. 
Se mi maledici, e poi desideri espiare, lo capirò pure. 
Io sono disposta ad essere per te quella che nel gioco del baseball si chiama home plate: 
qualcosa che si calpesta ma a cui sempre si ritorna. 
Io mi aspetto di essere la terra dalla quale tu spunti.  
Ma se ti do troppa libertà,  cosa ti resta contro cui combattere?        
Tu hai bisogno della mia accettazione, 
ma ti occorre anche di incontrare resistenza da parte mia. 
Ti prometto di restare salda mentre tu vai e vieni. 
Ti prometto il mio amore incrollabile,  mentre tu fai esperimenti di odio. 
Anche l'odio è energia:  talvolta una energia che brucia più incandescente dell'amore. 
L'odio è spesso la precondizione della libertà.         
Per quanto io tenti di scomparire, getterò sempre, temo, 
un'ombra troppo grande. 
Cancellerei quest'ombra, se potessi. 
Ma, se la cancellassi, come conosceresti, tu, la tua ombra?          
E senza un'ombra, come voleresti?   
Io voglio liberarti dalle paure che mi incatenarono e, 
tuttavia, so che puoi liberarti solo da te stessa.
 Io me ne sto qui con indosso
-per tornare alla metafora del baseball - 
il costume imbottito del catcher, dell'acchiappatore.            
Spero per altro che tu non abbia bisogno che io ti "acchiappi" se cadi. 
Ma io me ne sto qui comunque ad aspettare.  
La libertà è piena di paura. 
Ma la paura non è la cosa peggiore che dobbiamo affrontare. 
La peggiore è la paralisi.
Mollandoti, io ti amo.
Lasciandoti andare, io ti stringo tra le braccia.

  (Erica Jong)

                                                                                                

 indietro