L’Ispettore

Lo chiamavano “l’Ispettore”.

Arrivava puntuale, a mezzogiorno.

Camminava con passo marziale,

 tenendo stretta una piccola borsa, consumata dal tempo

 e dal braccio che la stringeva.

All’improvviso, là,

proprio accanto alla finestra in fondo al corridoio,

si fermava,

passava la borsa sotto l’altro braccio e, lentamente,

ripercorreva il corridoio fermandosi davanti ad ogni porta.

Alto , magro, un pizzico di follia negli occhi scuri,

sostava davanti alla porta di ogni ufficio,

guardava per qualche minuto ad uno ad uno gli impiegati

che erano dentro la stanza e

poi ancora avanti ….. ed ancora …. ed ancora …

Qualcuno aveva cercato di farlo parlare,

ma lui lo guardava, senza rispondere,

negli occhi tutta la tristezza della sua realtà  perduta ….

dopo un attimo però, distoglieva lo sguardo,

i suoi occhi ridiventavano inquisitori,

stringeva la borsa e proseguiva la sua “ispezione”

Nessuno sapeva chi fosse, né da dove venisse,

e neanche se il suo silenzio fosse dovuto a difficoltà di parlare

o ad una sua determinazione.

Lo lasciavano entrare perché non faceva del male a nessuno,

ed a quel tempo … neanche la sua vecchia borsa incuteva paura.

Si sapeva soltanto che finito di ”ispezionare il tribunale” ,

andava anche in altri uffici della città.

Mi trovai un giorno per caso in fila all’ufficio postale,

e lo vidi là, anche lui in fila.

Mi riconobbe, ne sono certa,

perché mi guardò con uno sguardo pieno di rimprovero:

 non era quello il posto in cui dovevo trovarmi ,

nella sua realtà,io ero altrove. Lo vidi fare con pazienza la fila,

 pensavo dovesse pagare o prelevare qualcosa,

 invece, così come sempre,

 arrivato davanti allo sportello,

passò la borsa da un braccio all’altro,

guardo intensamente per qualche secondo la cassiera

e poi girandosi di scatto, andò via.

Lo trovarono attaccato ad un muro,

schiacciato  dalla furia dell’acqua, nell’alluvione del 96,

sulla strada che porta all’ufficio del Registro …

Accanto a lui

galleggiavano la borsa aperta e tanti fogli sparsi ,

 tutti scritti, pieni di tutte quelle parole

che non aveva mai detto …

Sarakr

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