L’ascensore

 

Ore 14.05 hai appena timbrato l'entrata, prendi l'ascensore...
all'improvviso un sussulto,
 la luce si spegne,
l'ascensore si ferma.
non è uno di quegli ascensori da cui si può vedere la luce,
 no, è come una piccola bara lì al buio...
automaticamente cerchi l'allarme, qualcuno ti sentirà, gli altri sentono...
comincia ad arrivare qualcuno, ti chiama,
 a poco a poco arrivano gli altri e tutti lì a pensare al da farsi,
 pare che sia un guasto...
e tu sei lì,
in quel buio che ti avvolge e pensi
 che oggi è stata una giornata proprio negativa,
 stamattina sei caduta per strada ed hai un ginocchio sbucciato,
come i ragazzini...
ma tu non sei una ragazzina
 e sei caduta perché correvi per portare la spesa a tua mamma
ed era già tardi per andare in ufficio...
o forse i pacchi erano pesanti...
o forse sei solo diventata vecchia...
sei lì…
 dentro quell' ascensore…
 al buio
 e pensi che forse sarebbe bello restarci per sempre,
via da tutto,
 via dalle preoccupazioni, dai dolori, dagli affanni...
così semplicemente, per non sentire
quel dolore dentro il petto che hai provato stamattina quando sei caduta,
 quel dolore al cuore
che faceva male più dei lividi alle mani e più delle ginocchia sbucciate,
 per non sentire quel dolore
che sentivi nel cuore l’altro pomeriggio
quando dettavano i numeri
e tu dovevi cercare di copiarli dalle schede del vicino
 e ti accorgevi, sempre più, che alcuni lavori non devi più farli…
gli altri hanno paura per te,
 ti chiamano ,
 ti chiedono se ti senti male,
passano i minuti 5...10...15,
ad un tratto l'ascensore si muove piano piano,
stanno facendo la manovra a mano,
 raggiunge il piano,
con una spranga aprono la porta,
 i colleghi ti abbracciano...
tu sfoderi un sorriso:
"io non ho avuto paura!"
Sarakr

 

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