Li avevo chiamati Teresa e Pasquale.

Non erano due amici, e neanche una gatta ed un cane.

Erano due struzzi.

Pasquale più alto, bello, elegante con il suo piumaggio nero,

 ed il lungo collo che dondolava sotto una piccola testa triangolare.

Teresa, invece, più piccola e grigiastra, non aveva l’eleganza di Pasquale,

 ma ispirava una infinita tenerezza proprio per quel suo aspetto qualunque.

Pasquale l’amava.

Teresa faceva spesso finta di non accorgersi del corteggiamento di Pasquale,

del suo richiamo che, ripetutamente rompeva il silenzio della campagna circostante.

Si sa , gli struzzi femmina devono essere riservati e non dare retta subito al primo venuto

e poi….insomma un po’ di contegno non guasta mai.

Pasquale si disperava e lanciava il suo richiamo sempre più forte e sempre più in alto verso il cielo.

Un giorno , però, non fu solo il suo richiamo ad attirare l’attenzione di Teresa.

Pasquale stava ballando per lei.

Dondolava lentamente, portandosi ora su una zampa ,ora sull’altra e descrivendo con la parte inferiore del corpo

un semicerchio che il collo accompagnava, dondolando anch’esso lentamente.

Mi parve di udire una musica che non c’era, quella musica che ognuno sente nel proprio cuore

 quando si trova davanti ad uno spettacolo in cui esplode l’armonia e la bellezza del Creato.

Finalmente Teresa sembrava interessata, si avvicinò a Pasquale e piano piano cominciò a strisciare il collo contro il suo.

L’amore era sbocciato.

Per diversi giorni li vidi correre insieme  nei corridoi dell’allevamento, forse sognando quella libertà negata.

Correvano veloci, come solo gli struzzi sanno fare, agitando le ali e dimentichi della loro triste sorte

di uccelli destinati a non volare mai.

Un pomeriggio una telefonata: “ Dobbiamo andare- i cani randagi hanno assalito gli struzzi”.

Pasquale stava a terra con il lungo collo rannicchiato sotto l’ala, ansimava, era stato azzannato alla gola,

respirava a stento e non aveva più la forza di alzarsi.

Quando ci avvicinammo ci guardò con quegli occhi che tanto somigliano agli occhi umani, pieni di tristezza,

ed accennò un flebile richiamo, come per salutarci.

Teresa stava vicina a lui, lo sfiorava con il suo collo

….non piangeva Teresa, perché gli struzzi non piangono né vere né false lacrime,

non piangono e basta.

Pasquale ebbe l’ultimo sussulto e poi  rimase immobile,

 Teresa lo sfiorò ancora con il collo come a dargli un ultimo bacio, 

si alzò un po’ malferma sulle zampe,

 come se sentisse su di sé tutto il dolore del mondo…

ma chissà poi cos’è il dolore nel mondo degli struzzi…

ed ondeggiando piano si avvicinò ad un altro struzzo alto, elegante, e con il piumaggio tutto nero…

perché anche la vita degli struzzi continua,

ed è giusto così.

sarakr

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